Quarantena, una prospettiva storica - Gli Asini - Rivista (2022)

Risvegliandosioggi, un medico del Cinquecento non avrebbe alcuna difficoltà ariconoscere la quarantena e i cordoni sanitari che si stanno attuandoper il Covid19. Tecnicamente la quarantena è l’isolamento deimalati o dei sospetti malati, mentre il cordone sanitario prevederestrizioni alla mobilità all’interno di un’area geograficadefinita. Queste sono fra le pratiche mediche che meno sono cambiatenel tempo. Gli abitanti di Firenze nel Seicento, Marsiglia nelSettecento, Hong Kong nell’Ottocento, New York o la Chinatown diSan Francisco del Novecento riconoscerebbero senza difficoltà ilsequestro delle navi, l’isolamento in casa, gli spostamenti ridottiall’essenziale. Eppure, nonostante le somiglianze, il significatostorico della quarantena e dei cordoni sanitari è mutato nel tempo.

Iprimi stati a creare uffici preposti alla prevenzione sanitaria eall’igiene pubblica furono Venezia e Firenze nel 1347, appenacolpite dalla peste bubbonica. La prima quarantena di cui si hanotizia, invece, venne imposta a Dubrovnik nel 1377 (e durò trentagiorni). Nel tempo queste istituzioni persero il carattereprovvisorio e diventarono permanenti. Nella maggior parte degli statiitaliani gli ufficiali di sanità non erano medici: per esempio, ilmagistrato di sanità a Venezia era formato da tre rappresentantidella nobiltà cittadina. Anche se misure di salute pubblica sonoesistite in ogni epoca e luogo – pensiamo allo smaltimento deirifiuti ad esempio – e certamente non nacquero con la peste, lungo ilSei e Settecento gli italiani erano guardati con ammirazione da altripaesi europei che li ritenevano all’avanguardia e a essi siispiravano.

Comeha osservato lo storico Carlo Maria Cipolla, l’idea dellaquarantena e di altre misure preventive volte a isolare i malati daisani venne proprio agli amministratori pubblici. Secondo Cipolla laquarantena nacque da un misto di intuizione, osservazione dellarealtà e di “idee preconcette e false analogie” legate allamedicina del tempo. Infatti la nozione di contagio—concettocomplesso che aveva un significato diverso da oggi—e la credenzadiffusa che la sporcizia e i cattivi odori fossero la causa dellapeste furono tra gli elementi che portarono a ideare la quarantena ea renderla accettabile per la popolazione. L’invenzione dellaquarantena non fu il frutto dalla conoscenza medica premoderna (maneanche le era del tutto contraria), né tantomeno questa misuraderivò dalla scienza come la conosciamo oggi. Non potendo conoscerei comportamenti delle passate epidemie di peste non siamo in grado divalutare gli effetti delle quarantene. È possibile che abbianoeffettivamente aiutato a prevenire delle epidemie o a mitigarne glieffetti, ma considerato il modo in cui si trasmette la peste (ratti epulci) non è certo.

Senon nacquero da idee scientifiche o mediche, quarantena e cordonisanitari incarnarono invece aspetti tipici della società in cuivennero create: da un lato l’impronta religiosa e dall’altro iltentativo di riportare l’ordine in una società sconvolta dallapeste. Quarantenaè una parola con profonde connotazioni religiose. Quaranta giornirimase Mosè sul monte Sinai prima di ricevere le Tavole della Legge,quaranta giorni durarono le tentazioni di Gesù nel deserto, quarantagiorni dura la quaresima, il periodo di purificazione che precede laPasqua, e quaranta giorni durava tradizionalmente il puerperio, ilperiodo di purificazione e riposo dopo il parto.

L’introduzionedella quarantena fu anche dettata dalla necessità di riportarel’ordine fortemente perturbato dalla peste. Le virulente epidemiedi peste potevano dissolvere sia le leggi umane sia quelle divine.Destabilizzavano rapporti personali e legami sociali, morale ecommercio. Rispetto alle fughe disordinate di boccaccesca memoria,che spesso solo i più ricchi potevano permettersi, la quarantenaimposta dalle autorità era un modo nuovo di governare, di affrontarela sfida posta dalla malattia. Un precedente si potrebbe trovare neilebbrosari, che a differenza della quarantena e dei cordoni sanitarierano però definitivi, non temporanei. Nel caso della peste separarei sani dai malati o dai sospetti portatori era un compito chepresupponeva risorse economiche, amministrative e militari che solouno stato organizzato era in grado di implementare. I costi potevanoessere altissimi. Ad esempio, per ovviare alle spese di uno deicordoni sanitari più imponenti mai attuati, che correva lungo tuttoil confine orientale dell’Impero asburgico dal 1710 al 1870, furonocoscritti i contadini delle aree interessate.

Iericome oggi, le restrizioni della quarantena comportavano perditeeconomiche e l’interruzione delle normali attività sociali. Ancheper questo, durante le epidemie di peste che a ondate colpironol’Italia nei secoli successivi, la quarantena fu spesso aspramenteavversata e vista come un’imposizione violenta da parte deigoverni. Proteste e critiche abbondarono. Lo storico inglese JohnHenderson ha studiato approfonditamente la peste fiorentina del1630-31 quando l’ufficio di sanità decise la quarantena totale.Agli abitanti dei quartieri più poveri, dove la mortalità era piùalta, veniva corrisposto un sussidio. Alcuni commentavano che nonsolo stare in luoghi chiusi e piccoli aumentava a possibilità delcontagio, ma così si alimentava la pigrizia di chi già non avevavoglia di lavorare. In fondo, continuavano, altre epidemie si eranopur risolte senza il ricorso a questa nuova invenzione. Nel 1630 uncritico bolognese invece scriveva “In Francia e in Germania non siconsidera nemmeno l’adozione di una quarantena generale che hatanti effetti negativi in Italia”. Ben presto però la quarantena ei cordoni sanitari si diffusero in tutta Europa. Il francesequarantaine,l’inglese quarantine,e il tedesco Quarantänevengono infatti dall’italiano. L’adozione da parte di altri paesinon va letta necessariamente come il segno evidente del successo diquesta misura precauzionale, ma come l’emergere di un nuovo modo dipensare alla gestione della vita in società, di nuove idee epratiche politiche e burocratiche.

Illegame fra stato e quarantena deriva non solo dalla crescita degliapparati burocratici e dal ruolo statale nella salute pubblica maanche dal crescente ruolo dello stato nella vita economica ecommerciale. Epidemie e commercio sono inscindibili. Infatti uno deimaggiori veicoli di diffusione delle epidemie è il movimento dipersone, animali e cose derivante dagli scambi commerciali. Ancheoggi, le regioni italiane che prima sono state interessate dalCovid19 sono quelle che hanno maggiori rapporti commerciali con laCina, luogo di origine dell’epidemia. In epoca moderna sulla diadeepidemia-commercio si inserisce un nuovo elemento: l’apparatostatale in crescita sempre più interessato sia ai commerci sia allasalute pubblica. I lazzaretti—i luoghi fisici dove si effettuava laquarantena—sono un esempio illuminante di questo indissolubileconnubio. Spesso posti su isole, come Nisida vicino Napoli o l’isoladi San Bartolomeo sul Tevere, in molti casi i lazzaretti eranocostruzioni in legno o edifici adibiti ad altri usi requisiti inmomenti di necessità. In seguito però non poche di questecostruzioni assunsero l’aspetto di vere e proprie fortezze. Come hascritto lo storico Daniel Panzac “la fondazione di un lazzarettoera un atto politico che precedeva future attività economiche”. Difatto in età moderna i lazzaretti (di Livorno, Venezia, Marsiglia,Genova ad esempio) divennero simboli della forza commerciale di unpaese quanto del potere dello stato di controllare movimenti dipersone e cose. Le immagini della Fiera di Milano, un luogo fino adoggi destinato esclusivamente al commercio, che diventa ospedale peri malati di Covid19 sono la declinazione contemporanea di questarelazione stato-commercio-epidemia.

Taleè il legame fra quarantena e stato che nel corso dell’etàmoderna, la quarantena è diventata un vessillo dell’Occidente,della modernità. Nei secoli precedenti gli osservatori europeigiudicavano fatalista il modo in cui l’Impero Ottomano, ‘l’altrove’per antonomasia, affrontava la peste. Un mercante del Seicento,Tommaso Alberti, ad esempio scriveva “e se bene le robe sono diquelli che muoiono dalla peste, non è perciò alcuno che si astengadi comprarle e di maneggiarle, come se il male non fosse contagioso;reputando i Turchi di avere nel fronte scritto il suo fine, senzapoterlo per opera umana fuggire”. Al toposdel turco fatalista nel Sei e Settecento si contrapponeva l’immaginedell’europeo razionale e attivo nel contenimento della pesteproprio attraverso cordoni sanitari e quarantene. In effettil’istituzione della quarantena nell’Impero Ottomano risale soloall’Ottocento. Non è però corretto affermare che i Turchi fosseropassivi. Oltre alle fughe dai centri urbani per cercare rifugio nellecampagne —una risposta che stride con l’aggettivo fatalista—lastorica Nükhet Varlik ha mostrato come lo stato ottomano mise inatto misure utili alla gestione delle epidemie: un meticoloso calcolodelle morti per peste separandole dalle morti per altre cause,sepolture fuori dalle mura cittadine (mentre i cristiani venivanospesso sepolti nelle chiese) e la pulizia delle strade. Ma l’assenzadella quarantena e dei cordoni sanitari balzava agli occhi degliEuropei come la grande differenza, un simbolo della distanzaculturale e religiosa fra ‘noi’ e gli ‘altri’.

Speculareall’identificazione fra quarantena, razionalità e visionepositiva, e spesso positivista dello stato, è l’analisifoucaultiana. Foucault pone proprio la quarantena e le misure controla peste all’origine di pratiche statali intese a penetrare nei piùpiccoli dettagli della vita quotidiana, per vedere e disciplinaretutto. In quest’ottica misure come la quarantena, che servono amantenere l’ordine in periodi di grande disordine e incertezza comele epidemie, permangono quando l’epidemia finisce dando origine amisure di un controllo sociale sempre più invasivo, dei corpi maanche dello spazio. La contiguità semantica fra cordone sanitario econfini (della casa, della città, del paese) è evidente. I luoghidi quarantena, spesso al confine, coincidono con i luoghi in cui sistabilisce il limite tra inclusione ed esclusione, dove si decide chiè dentro e chi è fuori. Ci siamo abituati a pensare l’atto dichiudere (insieme a escludere, rinchiudere, controllare, isolare)come essenzialmente negativo. Escludere può essere, e spesso è, unatto punitivo, ma è anche una misura protettiva necessaria insituazioni di emergenza.

Puntidi contatto fra quarantena e immigrazione non mancano. La storicadella scienza australiana Alison Bashford ha mostrato come inAustralia e a Hong Kong il linguaggio usato nelle leggi di quarantenasia spesso simile, e in alcuni casi addirittura identico, alle leggiper la restrizione dell’immigrazione. L’intricata storiadell’epidemia di peste del 1900-1904 a San Francisco rappresentauno degli episodi meglio studiati della sovrapposizione fraquarantena e discriminazione razziale. La comunità cinese diChinatown fu sottoposta a quarantena senza che vi fosse evidenza dicontagio. Solo gli americani di discendenza europea potevano lasciareil quartiere, non così i cinesi o gli abitanti di altra discendenza.Anche se l’ufficio di sanità dovette rivedere questoprovvedimento, successivamente ne prese altri che mantenevano uncarattere discriminatorio. Un altro caso interessante è quello cheriguarda la definizione del principale campo di raccolta perimmigrati nello stato di Israele appena formatosi come statoindipendente, lo Shaar Haàliya. Questo campo, immortalato dalle fotodi Robert Capa del 1950-51, era circondato da un recinto di filospinato che tanto ricordava i campi di concentramento. Il campoaccoglieva i migranti e doveva servire a sistematizzare le proceduremediche e amministrative di entrata nel paese. Secondo gliamministratori, il filo spinato doveva servire come barriera perimporre la quarantena. Ma la storia dello Shaar Haàaliya, raccontatadalla storica Rhona Seidelman, è più complessa perché in realtà imigranti uscivano e rientravano dal campo rinegoziando costantementeil loro posto come nuovi cittadini di Israele.

Mentrescrivo sembra che i paesi asiatici stiano avendo i migliori risultatinel gestire l’epidemia. Il cordone sanitario della regione diWuhan ha suscitato un po’ dappertutto ammirazione per ladeterminazione e il rigore con cui è stato attuato. È probabilmentevero che in un paese autoritario si può imporre un cordone sanitariocon più facilità e migliori risultati. Meno si legge della Coreadel Sud e del Giappone che hanno sistemi di governo più simili aquelli europei e la cui risposta è più articolata: più capacitàdiagnostica, meno quarantena e cordoni sanitari, multe salate agliinfetti che non rispettano l’isolamento. L’esperienza di recentiepidemie, come la MERS nel 2015, che non è arrivata in Europa, hainsegnato molto a questi paesi che si sono mossi con grande velocità.Come la storia della quarantena mostra, le misure per arginare leepidemie non sono mai solo risposte mediche, ma sono rappresentativedelle forme di governo, del modo in cui gli interessi dellacollettività vengono interpretati, sono risposte scientifiche maanche culturali, religiose e politiche. In questo senso i valoriguida dell’Organizzazione Mondiale di Sanità, che prevedono semprela collaborazione con le comunità interessate, derivano non solodall’aderenza a principi astratti ma anche dall’esperienza che lemisure che ‘funzionano’ contro una malattia in una regionepossono non funzionare in un’altra perché culturalmenteinaccettabili.

Intantol’epidemia di Covid19 ci ha fatto scoprire che isolarsi, chiudere,escludere – verbi che fino a ieri per molti di noi avevanoprevalentemente un significato negativo – possono trasformarsi ingesti di protezione, gentili, perfino affettuosi nei confronti di sestessi, ma soprattutto di chi è più fragile perché più espostoalle insidie dei virus.

Labibliografia sulla peste e istituzioni ad essa collegate èsterminata. In italiano rimando ai testi di Carlo Maria Cipolla,Alessandro Pastore, e Grazia Benvenuto. Di seguito i testi da cui hoattinto direttamente. Michel Foucault cita le misure contro la pestein Sorvegliaree punire (Einaudi,1976).

AlisonBashford, a cura di. Quarantine.Local andGlobal Histories (RedGlobe Press, 2016)

Cipolla,Carlo. Controun nemico invisibile. Epidemie e strutture sanitarie nell’Italia delRinascimento,Il Mulino, Bologna, 1986

  • Miasmie umori,Il Mulino, Bologna, 1989

Crawshaw, Jane L. Stevens. PlagueHospitals: Public Health for the City in Early Modern Venice(Ashgate, 2012)

Henderson,John. Florence undersiege: Surviving Plague in an Early Modern City(Yale University Press, 2019)

Panzac, Daniel. Quarantaineset Lazarets: L’Europe et La Peste d’Orient (XVIIe-XXe Siècles)(Aix-en-Provence: Édisud, 1986)

Shah, Nayan. ContagiousDivides: Epidemics and Race in San Francisco’s Chinatown(University of California Press, 2001)

Seidelman, Rhona. UnderQuarantine: Immigrants and Disease at Israel’s Gate(Rutgers University Press, 2020)

Tomić, Zlata Blažina, and VesnaBlažina. Expelling thePlague: The Health Office and the Implementation of Quarantine inDubrovnik, 1377-1533(McGill-Queen’s University Press, 2015)

Varlik,Nükhet. Plague andempire in the early modern Mediterranean world: the Ottomanexperience, 1347-1600(Cambridge University Press, 2015)

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Author: Cheryll Lueilwitz

Last Updated: 01/21/2023

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