Le epidemie di peste — Portale AMP Portofino (2022)

Tra i flagelli più tremendi che abbiano mai colpito l'Europa vi fu certamente quello della peste. Anche la Liguria venne fortemente colpita. La malattia arrivava nelle città e nei borghi portata inconsapevolmente da persone, sia da terra che da mare. Si hanno notizie di epidemie di peste a partire dall'ottobre del 541 d.C. Un'altra ondata epidemica giunse in Occidente nel 570 d.C., molto verosimilmente tramite i porti di Marsiglia e di Genova. Questa volta l'Occidente fu colpito più severamente, in special modo, l'Italia e la metà orientale della Gallia. A questa seguirono ciclicamente altre ondate. Un punto ancora misterioso è la scomparsa della peste, dal mondo occidentale, dopo questi periodi di epidemie ricorrenti. Alcune fonti sostengono che, se ci si attiene alla definizione stretta secondo la quale sono da ritenersi pestilenze solo quelle epidemie in cui viene menzionata nelle cronache la presenza di bubboni (peste bubbonica), l'ultima pestilenza in Occidente sarebbe quella di Napoli del 767 d.C, prima, ovviamente delle pestilenze del XIV secolo. Altri studiosi invece, non considerando attendibili le precedenti fonti storiche, ritenendo che le epidemie verificatesi prima del 1347 non siano state in realtà epidemie di peste, ma di altre malattie infettive.

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Un’immagine dalla Bibbia di Toggenburg (1411) dove sono raffigurati malati di peste.

Si può sottolineare certamente che la Liguria, per la presenza del porto di Genova, ha rappresentato per secoli una delle porte da cui la peste entrava in Europa, pagando un tributo altissimo in vite umane.

Così a partire dall'anno 1347 il contagio a intervalli di pochi anni si accende in diverse parti d'Italia. Nelle città del Nord Italia la peste, intorno al 1500, si ripropone ogni due anni e dopo la grande epidemia del 1528, mediamente ogni quattro fino al 1550. Nell'età barocca il contagio passa da una forma semi endemica e strisciante ad una forma violenta di due episodi distanziati nel tempo (1630 e 1656). Oltre quelle date la tendenza si inverte e si assiste all'ultimo attacco nel 1749, circoscritto alla zona tra Messina e Reggio Calabria. Dopo quell'episodio la peste scomparirà definitivamente dall'Europa occidentale.

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Si parla di epidemie, senza essere certi che si fosse trattato di peste, già nell’antico Egitto. Anche fonti bibliche narrano di piaghe come la peste inviate dal Signore come punizione. Nel dipinto di Nicolas Poussin (sec. XVII – Museo del Louvre – La peste d’Asdod) viene riprodotta una scena dal primo libro di Samuele. I Filistei, rei di aver rubato l’Arca dell’Alleanza, vengono colpiti dal flagello. In realtà, relativamente alla vicenda storica evocata (intorno al 1000 a.C.), non si è certi si fosse trattato di peste.

Quello che colpisce è il grande numero di morti; ad esempio a Genova nel 1656 dei 100.000 abitanti ne rimasero vivi solo 30.000 e solo il 10% della plebe, mentre altre fonti addirittura riportano che il numero di superstiti si aggirasse intorno ai 10.000. Il batterio che origina la peste giunse in Europa probabilmente dalla Cina dove, in alcune zone, la peste è presente ancor'oggi in animali selvatici (portatori). Fino alla pandemia del 1347, e dopo le possibili epidemie di epoca romana, l'ambiente europeo probabilmente non si era mostrato favorevole alla sopravvivenza ed alla moltiplicazione dei topi che sono solo gli ospiti del vettore reale del batterio, ossia le pulci. In quel periodo invece l'aumento demografico, la mancanza di adeguate condizioni igieniche e le condizioni ambientali propizie, caldo umide, determinarono lo scatenarsi della malattia.

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Durante le epidemie di peste i medici utilizzavano per la propria salvaguardia l’abbigliamento riprodotto nell’immagine. Indossavano un mantello cerato, una maschera con occhiali, e guanti protettivi. All’interno della strana protuberanza venivano messe sostanze aromatiche (acquaforte di Paulus Furst – 1656 – da J. Columbina)

Nel dicembre dell'anno 1347 la peste arriva a Genova, portatavi da alcune galee della repubblica provenienti dal Mediterraneo orientale, probabilmente da Caffa, dove avevano combattuto contro i Tartari che assediavano la città. Si ha in questo caso uno dei primi esempi della storia di guerra batteriologica; infatti il khan tartaro Gani Bek fece lanciare dentro le mura della città cadaveri infetti. Le navi, partite dalla città orientale, giunsero in Sicilia dove sparsero il morbo. Furono cacciate da Genova, ma troppo tardi, e arrivarono a Pisa e forse a Marsiglia all'inizio dell'anno 1348. Da queste città l'epidemia si sparse in tutta Italia e nell'Europa.

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Xenopsylla cheopis, parassita del ratto e responsabile della trasmissione del batterio in Europa

A partire dal 1450, dopo un'epidemia di lebbra, venne realizzato il lazzaretto di Rapallo destinato ad ospitare malati provenienti dalla popolazione locale. Il nosocomio qualche anno dopo, nel 1471, venne accorpato dal papa dell'epoca, Sisto IV, all'ospedale di Genova gestito dai Protettori di Pammatone e, nel 1475, si rivelò molto importante per lo scoppiò di un epidemia di peste piuttosto violenta. Nel 1480 si hanno notizie di un epidemia che toccò prevalentemente il centro e sud Italia. Ad ogni buon conto in riviera vennero istituiti uffici o lazzaretti di sanità. Nel 1493 si registrò un inverno freddissimo che ghiacciò il mare a Genova, seguito da una pestilenza, probabilmente circoscritta a quella sola città.

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Quanto rimane del Lazzaretto di Rapallo, risalente al XV secolo. L'edificio venne costruito dopo un epidemia di lebbra grazie alla donazione di un terreno da parte di un cittadino di Rapallo di cognome D'Aste, ma risultò utile anche durante le frequenti epidemie di peste.

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Affresco del lazzaretto di Rapallo

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Particolare dell'affresco del lazzaretto di Rapallo raffigurante S. Giacomo il maggiore

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Particolare dell'affresco del lazzaretto di Rapallo raffigurante S. Lazzaro

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Particolare dell'affresco del lazzaretto di Rapallo raffigurante la Vergine con il Bambino

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Particolare dell'affresco del lazzaretto di Rapallo raffigurante S. Biagio

Nell'anno 1528, la Liguria, già sotto assedio e ridotta alla fame dal blocco navale di Andrea Doria, subisce una della peggiori epidemie della sua storia. Il morbo alla fine del 1527 giunge da Napoli.

Ad inizio dell'anno successivo giunse a Pescino e probabilmente anche negli altri borghi costieri. I morti furono numerosi e, come riportano le cronache:”..nella città e nei borghi ad ogni passo scorgevasi cadaveri, anche perché le popolazioni erano indebolite dalla carestia.”

Nel 1579 una nuova carneficina; la peste nera uccise 24.450 persone a Genova e 14.000 nella Riviera di Levante, addirittura 50.000 in quella di Ponente. In quel periodo la peste arrivò a Paraggi, vi fu portata da alcuni marinai che raggiunsero l'insenatura con uno Schifo, un imbarcazione utilizzata per scendere dalle navi mercantili, allo scopo di rifornire di acqua un veliero alla fonda nella rada di Portofino. Dal piccolo borgo la peste si diffuse rapidamente alla frazione di Nozarego dove in un mese vi furono 17 morti.

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L'oratorio dell'Assunta a Portofino dell'inizio del XIV secolo, dove si ritrovavano i confratelli. La costruzione aveva vicino un ospedale.Anche le persone svolgevano un ruolo importante nella cura dei malati e nel conforto dei bisognosi. Ad esempio Portofino aveva una sua confraternita fatta di gente di varia estrazione sociale (popolani ma anche benestanti). Gli associati portavano comunque lunghi mantelli e cappucci in modo da non essere riconosciuti.

Certamente l'epidemia più disastrosa fu quella che colpì Genova nel 1656 e nel 1657. Ancora una volta il morbo arrivò da Napoli, che aveva già dolorosamente pagato un grosso pegno in termini di vite umane. Pur essendovi un gran numero di morti in città: pare addirittura che in un sol giorno siano morte 1000 persone, la riviera rimase abbastanza immune dal morbo, circoscrivendo bene eventuali focolai. I rivieraschi si distinsero tuttavia per la loro devozione alla repubblica, trasportando a Genova con le loro barche medicine, generi alimentari ed altro.

Con quest'ultimo rilevante episodio terminò il periodo delle grandi epidemie di peste ma le popolazioni locali continuarono ad essere martoriate da altre insidie. Infatti per mare e per terra i pirati e gli eserciti invasori non smisero di minacciare la Repubblica.

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Author: Kerri Lueilwitz

Last Updated: 12/05/2022

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